Il Santo-Sudario

2010 / Metallo, calcare, ruggine e vernice / H. 198 cm x 100 cm

Due lastre di metallo, trovate per strada e unite, disegnano, attraverso una colatura di ruggine e di calcare, un viso su cui si distinguono il naso e l’ombra di uno sguardo.

Il lavoro artistico consiste nello scovare questo viso nascosto e rivelarlo allo sguardo del pubblico. La posizione delle lastre e la posa della vernice, su alcune parti della colatura, rivelano la sua luminosità, con un gioco di opaco e brillante, e con l’alternanza dei colori ruggine e bianco, fanno apparire lo schizzo di un viso, grezzo e misterioso, dalle linee vibranti, talvolta nette, come la piega del naso, molto fine, e a volte sfuocate, come la fronte e le orbite appena marcate.

Quest’opera è rappresentativa del lavoro degli artisti di Keskon Fabrique, fondato sulla scoperta imprevista, per strada, di oggetti abbandonati, di cui sanno rivelare l’anima, la forza espressiva, per donar loro un’altra dimensione e regalare loro una seconda vita.
C’è, nel semplice assemblaggio di queste due placche, tutta la filosofia della loro arte: sapere posare, incitando lo spettatore a far la stessa cosa, un nuovo sguardo sulle cose, le più triviali, che ci circondano, nel nostro quotidiano, per saper scorgerne la bellezza.

Sull’onda della Nuova Visione e della Nuova oggettività, che rivelano con la fotografia la bellezza degli oggetti triviali del quotidiano, gli artisti trascendono, ma senza travestirla, la materia grezza, per attribuirle una dimensione estetica.

Il titolo dell’opera, Il santo-sudario, si riferisce al lenzuolo sacro che avrebbe ricoperto il Cristo e che ne porterebbe le tracce. Questa connotazione religiosa ironica, deride la sacralizzazione dell’arte, nella quale gli artisti eletti sarebbero i nuovi dei, evocando il ruolo salvatore dell’arte, della fede nell’arte, al di là del caos.